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01/10/2018, 10:34



Licenziamento-non-tempestivo:-cosa-succede?-


 La Cassazione si è pronunciata sul licenziamento non tempestivo di tipo disciplinare, tra reintegra sul posto di lavoro e indennità: cosa spetta al dipendente? Hai appena ricevuto una lettera di licenziamento. Ma in realtà, dal fatto contestato sono



La Cassazione si è pronunciata sul licenziamento non tempestivo ditipo disciplinare, tra reintegra sul posto di lavoro e indennità: cosa spettaal dipendente?Hai appena ricevuto una lettera di licenziamento. Ma inrealtà, dal fatto contestato sono passati diversi mesi, e sono così tanti darenderti difficile ricordare appieno cosa è successo ed approntare qualsiasitipo difesa. Recuperare i fatti e le prove in tuo favore, dopo tutto questotempo, risulta difficilissimo e nessuno dei tuoi colleghi è disposto atestimoniare, non ricordando più come si è svolta la vicenda. L’avvocato ti hadetto che un licenziamento non tempestivo è illegittimo poiché esso deve sempreintervenire, se non contestualmente al fatto, comunque in un tempo tale da noningenerare nel dipendente l’illusione di essere stato perdonato. Ma sel’azienda dovesse ugualmente procedere, costringendoti così a proporre unacausa in tribunale, quali risultati utili potresti ottenere con il ricorso algiudice? In altri termini qualisono le conseguenze di un licenziamento non tempestivo intimato in ritardo? Ditanto si è occupata una recente sentenza delle Sezioni Unite [1] che ha tenuto conto,nel decidere, delle novità apportate dalla recente riforma del Job Act.

Entroquanto tempo un licenziamento?

Se hai letto la nostra guida Licenziamento:tempistiche saprai già che il datore di lavoro deve contestare tempestivamente l’addebito aldipendente con una lettera. Gliela può consegnare a mano(il dipendente non può rifiutarsi di riceverla o firmarla, altrimenticommetterebbe un’altra violazione del dovere di fedele collaborazione) oppurecon raccomandata a/r. Al dipendente sono dati cinque giorni per difendersipresentando scritti e/o chiedendo di essere sentito di persona. Una voltaesaminate le ragioni del lavoratore e/o sentite a voce le sue difese, il datoredeve comunicargli il licenziamento o la diversa sanzione disciplinare senzaattendere altro tempo. Anche in questo caso, dunque, l’immediatezza delprovvedimento è condizione di validità del licenziamento. Altrimenti siverifica un licenziamento non tempestivo.

Chesuccede se il licenziamento è illegittimo?

Il Job Act, come noto, ha modificato le conseguenze incaso di licenziamento illegittimo. La regola, che un tempo era la reintegra sul postodi lavoro, è ora diventata eccezione, sostituita dal risarcimento del danno.Infatti, ad oggi, nel caso di licenziamentodisciplinare illegittimo (ossia «licenziamento per giustacausa» e «licenziamento per giustificato motivo soggettivo»), le conseguenze sono due:§  seil fatto contestato al dipendente è vero ma non viene ritenuto tanto grave dagiustificare il licenziamento, oppure se non viene rispettata la procedura dilicenziamento prevista dalla legge oppure in tutti gli altri casi dilicenziamento illegittimo, il lavoratore ha diritto solo al risarcimento del danno. Inparticolare - dice la legge [2]-nei casi in cui risulta accertato che non ricorrono gli estremi dellicenziamento per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, il giudicedichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condannail datore di lavoro al pagamento di un’indennità non assoggettata acontribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell’ultimaretribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr, per ogni anno di servizio,in misura non inferiore a quattro e non superiore a 24 mensilità;§  nelsolo caso in cui il licenziamento sia dettato da motivi discriminatori oppureviene accertato che il fatto contestato al dipendente non esiste, il giudiceannulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro a reintegrare il lavoratoree aversare un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione diriferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto, corrispondente alperiodo dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettivareintegrazione.

Chesuccede se il licenziamento è non tempestivo o tardivo?

Secondo la Cassazione a sezioni unite, nel caso di licenziamento non tempestivo o tardivo,ossia intimato dopo una contestazione disciplinare consegnata al lavoratoreoltre il termine previsto dalla contrattazione collettiva, al dipendente che facausa all’azienda spettasolo il risarcimento e non la reintegra sul poto di lavoro (valea dire, una indennità tra 12 e 24 mensilità di retribuzione globale di fatto).Allo stesso modo, si deve ritenere che la reintegra non trovi applicazione conil contratto a tutele crescenti nemmeno in caso di licenziamento disciplinareintimato al lavoratore a seguito di una contestazione notevolmente tardiva. Eciò perché comunque il vizio è nella procedura, mentre il fatto è realmentesussistente. Solo se il fatto fosse stato "inventato di sana pianta" si puòchiedere la reintegra. Invece, la tardività non incide sullasussistenza/insussistenza dell’inadempimento (o del fatto).La tardività, proseguonoi giudici, è comunque contraria ai principi di buona fede e correttezza, cheimpongono al datore di lavoro di contestare immediatamente i fatti (o gliinadempimenti).

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 30985/17 del 27.12.2017.[2] Art.3 del Dlgs 23/2015. 


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