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24/10/2018, 12:31



PENSIONE-DI-INABILITÀ-2017


 La pensione di inabilità spetta per le infermità più gravi che comportano l’impossibilità assoluta per il lavoratore di svolgere qualsiasi att...



La pensione di inabilità spetta per le infermità più gravi che comportano l’impossibilità assoluta per il lavoratore di svolgere qualsiasi attività lavorativa. La prestazione ha carattere definitivo.

Ha diritto alla pensione di inabilità l’assicurato o il titolare dell’assegno di invalidità che, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.Non è valutabile il rischio precostituito, cioè l’esistenza dello stato inabilitante prima dell’inizio dell’attività lavorativa. Cioè dal momento che, pur essendo ipotizzabile un aggravamento delle condizioni fisiche di chi è già inabile, lo stato di inabilità non consente di per sé lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa e quindi la costituzione di un valido rapporto assicurativo.In caso di aggravamento delle condizioni fisiche che comporti la perdita di ogni capacità lavorativa, un soggetto già invalido prima del rapporto assicurativo ha diritto al riconoscimento della pensione di inabilità.Inoltre, il soggetto deve aver maturato gli stessi requisiti di assicurazione e di contribuzione previsti per l’assegno di invalidità (v. n. 2347 e s.). In caso di passaggio dall’assegno di invalidità alla pensione di inabilitàil requisito contributivo nel quinquennio è automaticamente perfezionato.Precisazioni1) Il diritto alla pensione di inabilità è riconosciuto anche se la domanda è stata presentata dopo il compimento dell’età pensionabile (C.Cost. 14 aprile 1988 n. 436).2) Ai non vedenti è applicato lo stesso beneficio previsto in caso di erogazione dell’assegno di invalidità (v. n. 2349).Cessazione dell’attività lavorativaLa pensione di inabilità viene erogata in seguito alla cessazione di ogni attività lavorativa ed alla cancellazione da elenchi o albi.In particolare i lavoratori dipendenti, oltre ad interrompere qualsiasi attività lavorativa, devono rinunciareall’indennità di disoccupazione e ad ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione (ad esempio, i lavoratori agricoli devono essere cancellati dai propri elenchi anagrafici).I lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e agricoltori) devono provvedere alla cancellazione dagli elenchi e i professionisti dagli albi.Nel caso in cui la rinuncia o la cancellazione intervengano nel corso del provvedimento amministrativo per la concessione della pensione, il diritto alla pensione viene riconosciuto dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la cancellazione o la rinuncia hanno effetto. Tuttavia gli assicurati che all’atto della presentazione della domanda di pensione di inabilità percepiscono una retribuzione o una prestazione sostitutiva di essa (integrazione salariale, indennità di malattia o altro), possono evitare il differimento o il disconoscimento del diritto alla pensione qualora rilascino una dichiarazione attestante la rinuncia alla retribuzione o alla prestazione nel caso in cui l’Ente previdenziale accerti la sussistenza dei requisiti sanitari e amministrativi per la pensione.Una procedura analoga è prevista per i lavoratori autonomi iscritti negli elenchi di categoria, i quali possono allegare alla domanda di pensione di inabilità una formale richiesta di cancellazione dagli elenchi, condizionandone gli effetti al conseguimento del diritto alla pensione. Una volta riconosciuto il diritto, sarà lo stesso Ente a trasmettere direttamente agli organismi competenti la domanda di cancellazione.Qualora le cause di incompatibilità (attività lavorativa o situazioni ad essa assimilate) sopravvengano durante la percezione della pensione, il titolare è tenuto ad informare immediatamente l’Ente previdenziale. La loro esistenza - comunicata dal pensionato o accertata d’ufficio dall’ente - comporta la revoca della pensione di inabilità con effetto dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificata la causa di incompatibilità.Contestualmente al procedimento di revoca, l’Ente verifica la sussistenza dei requisiti sanitari per l’assegno di invalidità (compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa) e, in caso affermativo, liquida l’assegno.Le disposizioni si applicano anche ai non vedenti.RevisioneLa revisione è soggetta alle stesse regole previste per l’assegno di invalidità.In particolare, gli accertamenti possono dare luogo a tre ipotesi:- se le condizioni sanitarie sono stabili, la pensione di inabilità è confermata;- se emerge un miglioramento delle condizioni sanitarie che determina un recupero della capacità di lavoro non oltre i limiti richiesti dalla legge per la concessione dell’assegno di invalidità (un terzo) viene revocata la pensione di inabilità e liquidato d’ufficio l’assegno di invalidità, che ha decorrenza dalla data da cui ha effetto la revoca della pensione;- se il recupero fa scendere la soglia dell’invalidità al di sotto dei due terzi, la pensione di inabilità viene revocata senza possibilità di convertirla in assegno di invalidità.Qualora il diritto alla pensione cessi a causa del recupero della capacità di lavoro, il periodo di godimento della pensione è accreditato figurativamente.Se invece la revoca è dovuta a cause diverse dal recupero della capacità lavorativa, come ad esempio l’insorgenza di una delle incompatibilità sopravvenute (ripresa dell’attività lavorativa, iscrizione negli elenchi, ecc.), i periodi di godimento della pensione non sono accreditabili figurativamente.Nel caso in cui la revisione riguardi un soggetto che ha già compiuto l’età pensionabile, alla revoca della pensione di inabilità consegue la pensione di vecchiaia, sempre che ne sussistano i requisiti contributivi, computando anche - come figurativi - i periodi di godimento della pensione di inabilità. Se tali requisiti mancano, viene liquidato l’assegno, che rimarrà in essere fino al loro conseguimento.MisuraLa pensione di inabilità, sino al 31 dicembre 2011, veniva calcolata con un sistema particolare:- l’importo dell’assegno di invalidità, quale risultava dal calcolo dei contributi versati o accreditati secondo le norme comuni, veniva maggiorato della differenza tra l’importo dell’assegno di invalidità e l’importo che sarebbe spettato con un’anzianità contributiva aumentata degli anni compresi tra la data di decorrenza della pensione di inabilità e la data di compimento dell’età pensionabile (che per i lavoratori dipendenti rimaneva ferma a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne, applicandosi la deroga riservata agli invalidi nella misura di almeno l’80%). L’anzianità contributiva non poteva superare complessivamente i 40 anni;- sul totale dei contributi così determinato si calcolava la pensione.In pratica, un soggetto inabile otteneva la pensione sulla base di un’anzianità contributiva (reale o fittizia)massima di 40 anni, qualunque fosse l’età raggiunta alla data della decorrenza della pensione.La maggiorazione viene mantenuta anche nel sistema contributivo (v. n. 2490 e s.), ma con criteri diversi: al montante contributivo maturato al momento della pensione viene aggiunta un’ulteriore quota di contribuzione riferita al periodo mancante fino al raggiungimento dei 60 anni di età e non oltre i 40 anni di contributi.Tenuto conto del nuovo criterio di calcolo della pensione (art. 24, c. 2, DL 201/2011 conv. in L. 214/2011), per le pensioni di inabilità con decorrenza dal 1o febbraio 2012, la maggiorazione convenzionale si calcola secondo le regole del sistema contributivo (Circ. INPS 14 marzo 2012 n. 35), procedendo come segue:- si individua la retribuzione media settimanale riferita alle ultime 260 settimane;- si applica l’aliquota di computo (33%);- si moltiplica il risultato per il numero delle settimane intercorrenti tra la data di decorrenza della pensione e il compimento dei 60 anni di età (non possono essere computate più di 2080 settimane, comprese le settimane accreditate per periodi anteriori al 1o gennaio 1996).Dal 1o gennaio 2013 (art. 1, c. 240, L. 228/2012), se il richiedente possiede contribuzione accreditata in due o più forme assicurative, l’assegno di inabilità deve essere liquidato tenendo conto di tutta la contribuzione disponibile, anche se coincidente, ancorché lo stesso richiedente abbia già maturato i requisiti contributivi per la pensione di inabilità in una di dette gestioni. Per la quantificazione di tale maggiorazione (non oltre i 40 anni) occorre quindi tener conto di tutta la contribuzione disponibile nelle diverse gestioni assicurative (Circ. INPS 3 ottobre 2013 n. 140).DecorrenzaLa decorrenza dell’assegno di invalidità e della pensione di inabilità è fissata al primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda: se i requisiti (contributivo e sanitario) non sono perfezionati alla data della domanda ma nel corso del procedimento amministrativo o giudiziario, la decorrenza si sposta al primo giorno del mese successivo a quello del loro perfezionamento. Se nel frattempo è venuto meno il requisito contributivo nel quinquennio, che esisteva al momento della presentazione della domanda, la decorrenza è comunque fissata al primo giorno del mese successivo a quello di insorgenza dello stato invalidante.L’assicurato può presentare, con un unico atto, la richiesta di pensione di inabilità e, in subordine, quella di assegno di invalidità.(a cura di Noemi Secci)


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