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24/10/2018, 12:34



LICENZIAMENTO-PER-COMPORTAMENTI-EXTRA-LAVORATIVI


 Per comportamenti fuori dall’orario di lavoro e fuori dal luogo di lavoro...



Per comportamenti fuori dall’orario di lavoro e fuori dal luogo di lavoro, il dipendente può subire il licenziamento se il suo atteggiamento pregiudica l’immagine dell’azienda.

Un licenziamento non è inevitabilmente conseguenza di comportamenti illegittimi durante l’orario di lavoro: si può essere licenziati anche per azioni effettuate al di fuori di esso, se tali condotte gettano discredito sull’azienda e, qualora effettuate in ufficio, potrebbero costituire un rischio per la produzione, per i colleghi o per i clienti.È quanto stabilito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].Il caso deciso dalla Corte è quello di un uomo sorpreso a spacciare droga. Ma lo stesso ragionamento può essere fatto per chi, ad esempio, viene condannato per usura, riciclaggio di denaro sporco, strage, ecc.Si tratta di reati e di comportamenti che possono compromettere l’affidabilità del lavoratore e la sicurezzadel luogo di lavoro, senza parlare dell’immagine aziendale: come potrebbe lavorare per un servizio di sicurezza privata un uomo condannato per corruzione?Il problema dell’incidenza di una condanna penale sul rapporto di lavoro è un tema molto dibattuto dalla giurisprudenza in quanto non esiste una regola generale, ma ogni situazione va decisa in base al caso concreto e al rischio che dai comportamenti o dalla condotta del dipendente può scaturire. Si può licenziare un lavoratore per comportamenti o per dei reati posti nella vita privata? Quanto incidono le semplici condotte extralavorative, anche qualora non integrino un vero e proprio illecito penale?L’argomento oggi viene ripreso dalla Cassazione. Anche fatti e comportamenti extralavorativi possono integrare la giusta causa di licenziamento - sostiene la Corte - e così, il dipendente che detiene, al di fuori del lavoro, considerevoli dosi di stupefacenti ben può essere licenziato perché la condotta lede l’immagine dell’azienda e può configurarsi il serio pericolo che lo spaccio avvenga all’interno dei locali aziendali.«La detenzione, in ambito extralavorativo - si legge in sentenza - di un significativo quantitativo di sostanze stupefacenti a fine di spaccio è idonea ad integrare la giusta causa di licenziamento, poiché il lavoratore è tenuto non solo a fornire la prestazione richiesta ma anche a non porre in essere, fuori dell’ambito lavorativo, comportamenti tali da ledere gli interessi morali e materiali del datore di lavoro o da comprometterne il rapporto fiduciario». [1] Cass. sent. n. 24566/16 del 1.12.2016.


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