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24/10/2018, 13:18



CONVIVENTI:-HANNO-DIRITTO-AI-PERMESSI-DELLA-LEGGE-104?


 Anche i conviventi debbono poter fruire dei permessi di assistenza a favore dei propri cari, a condizione che la convivenza medesima sia una di quelle "more uxorio" cioè che abbia le caratteristiche di stabilità tipiche del matrimonio



Anche i conviventi debbono poter fruire dei permessi di assistenza a favore dei propri cari, a condizione che la convivenza medesima sia una di quelle "more uxorio" cioè che abbia le caratteristiche di stabilità tipiche del matrimonio
È stata depositata il 23 settembre 2016 la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittimo l’articolo 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado.
La controversia in esame trae origine dall’ordinanza del 15 settembre 2014, con la quale il Tribunale ordinario di Livorno, in funzione di Giudice del lavoro, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 per violazione degli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione.
Il giudizio principale aveva ad oggetto il ricorso proposto da una signora, dipendente della Azienda USL 6 di Livorno, nei confronti di quest’ultima per vedersi riconosciuto il diritto ad usufruire dei permessi di assistenza di cui alla legge n. 104 del 1992 a favore del proprio compagno, convivente more uxorio e portatore di handicap gravissimo e irreversibile (morbo di Parkinson) e, al contempo, per contrastare la pretesa della USL di recuperare nei suoi confronti - in tempo e in denaro - le ore di permesso di cui aveva usufruito per l’assistenza già prestata al proprio convivente nel periodo 2003-2010, su autorizzazione della stessa USL, poi revocata dalla Azienda, per l’assenza di legami di parentela, affinità o coniugio con l’assistito. L’Azienda USL 6 di Livorno costituitasi nel giudizio chiedeva il rigetto delle domande presentate dalla ricorrente.
Ad avviso del Tribunale che ha rimesso gli atti alla decisione della Corte Costituzionale, la norma in questione contrasterebbe con i citati articoli della Costituzione nella parte in cui non include il convivente more uxorio tra i soggetti beneficiari dei permessi di assistenza al portatore di handicap in situazione di gravità.
A tal proposito la corte conclude la sua argomentazione ritenendo irragionevole che nell’elencazione dei soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito non sia incluso anche il convivente della persona con handicap in situazione di gravità invocandosi l’art. 3 della Costituzione per la contraddittorietà logica della esclusione di un determinato soggetto dalla previsione di una norma che intende tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile.
Nel caso di specie ciò che unifica il rapporto di convivenza e quello coniugale è proprio l’esigenza di tutelare il diritto sopracitato nella sua accezione più ampia collocabile tra i diritti inviolabili dell’uomo ai sensi dell’art. 2 della Costituzione.
Al contrario, se così non fosse, accadrebbe che il diritto del portatore di handicap di ricevere assistenza nell’ambito della sua comunità di vita sarebbe irragionevolmente compromesso in funzione di un dato normativo rappresentato dal mero rapporto di parentela o di coniugio e non in ragione di una obiettiva carenza di soggetti portatori di un rapporto qualificato sul piano affettivo.


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