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24/10/2018, 13:24



POSTA-ELETTRONICA:-IL-DATORE-PUÒ-ACCEDERVI?


 Secondo una recentissima sentenza della Cassazione, è reato accedere alla posta elettronica del lavoratore se protetta da password



Secondo una recentissima sentenza della Cassazione, è reato accedere alla posta elettronica del lavoratore se protetta da password
Con una recente sentenza [1] la Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un responsabile dell’ufficio di polizia provinciale (non è rilevante in questo caso la qualifica di agente di polizia locale, ma piuttosto quella di superiore gerarchico, ndr.) entrato nella casella di posta elettronica protetta da password di un dipendente, prendendo visione di alcuni documenti e scaricandone altri.
La Corte ha stabilito, infatti, che la casella di posta elettronica è uno spazio di memoria di un sistema informatico destinato a contenere messaggi, immagini, files e altri dati e di conseguenza l’accesso a questo spazio si concretizza come un accesso al sistema informatico di cui la casella è porzione.
Se tale porzione di memoria è protetta da una password ogni intrusione diventa l’elemento materiale del reato di accesso abusivo a sistema informatico.
Sempre secondo la Corte, la casella di posta elettronica aziendale fa parte di un sistema informatico e ad essa si applicano le tutele previste per il cd. "domicilio informatico". Pertanto, gli accessi non autorizzati integrano il reato di accesso abusivo a sistema informatico [2] e ciò anche se si tratta di un sistema informatico aziendale, con caselle dedicate dal datore ai singoli lavoratori.
La Corte ha chiarito, infatti, che "la casella mail rappresenta, inequivocabilmente, un sistema informatico rilevante ai sensi dell’art. 615/ter cod. pen.", sottolineando che con questa espressione "il legislatore ha fatto riferimento a concetti già diffusi ed elaborati nel mondo dell’economia, della tecnica e della comunicazione, essendo stato mosso dalla necessità di tutelare nuove forme di aggressione alla sfera personale, rese possibili dallo sviluppo della scienza".
A questo proposito, risulta, alla fine, decisiva la presenza della password, la quale dimostra che a quella casella è collegato uno "ius excludendi" (cioè un diritto di esclusività, ndr.) da parte del lavoratore, di cui anche i superiori gerarchici, devono tener conto.
[1] Cassazione Civ. Sez. Lav.n.13057 del 31 marzo 2016.
[2] Art. 615-ter Codice Penale.


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