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24/10/2018, 13:30



INCENTIVO-ALL’ESODO:-QUALI-SOMME-CONSIDERARE?


 Le somme corrisposte a titolo di incentivo all’esodo sono escluse dalla retribuzione imponibile.



Le somme corrisposte a titolo di incentivo all’esodo sono escluse dalla retribuzione imponibile. Secondo la Cassazione anche se ciò non è stato preventivamente ed espressamente pattuito dalle parti, tutte le somme erogate con il fine di incentivare l’esodo, devono godere del regime agevolato.Normalmente quando vengono corrisposte delle somme a titolo di incentivo all’esodo lo si fa a seguito di una conciliazione e, in tal caso, ciò viene espressamente descritto nel relativo atto. Lo si è sempre fatto dato che, diversamente, tutte le somme erogate al lavoratore non esplicitamente imputate ovvero non attribuibili agli istituti di fine rapporto, anche in sede di risoluzione di rapporto di lavoro, avrebbero potuto essere considerate quali parte della retribuzione imponibile e, quindi, assoggettate agli oneri fiscali e, soprattutto, agli oneri contributivi.A quanto pare, invece, tutte le somme che sono erogate in occasione della cessazione del rapporto di lavoro(oltre a quelle dovute al lavoratore per legge e per contratto) devono essere considerate senza dubbio alcuno quali importi destinati al fine di incentivare l’esodo, potendo risultare ciò sia da una indicazione in tal senso nell’atto unilaterale di liquidazione delle spettanze finali, sia da elementi presuntivi.In altre parole, basta che dette somme siano inserite nel cedolino finale e, automaticamente, vengono trattate come incentivo all’esodo.Questo principio è stato affermato una recentissima sentenza della Corte di Cassazione [1].Per i Supremi Giudici, il D.L. n. 173 del 1988, art. 4, comma 2 bis, convertito nella L. n. 291 del 1988, prevede che: "La disposizione recata nel comma 2, n. 3, del testo sostitutivo di cui alla L. 30 aprile 1969, n. 153, art. 12, va interpretata nel senso che dalla retribuzione imponibile sono escluse anche le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori".Tale disposizione ha il dichiarato fine di favorire l’esodo dei lavoratori eccedentari. Tale scopo può essere indifferentemente conseguito sia con l’uscita simultanea di un gran numero di lavoratori dall’azienda sia con la uscita in tempi diversi di uno o più lavoratori.Successivamente il D.Lgs. n. 314 del 1997, art. 6 ha previsto che sono esclusi dalla retribuzione imponibile le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, nonché quelle la cui erogazione trae origine dalla predetta cessazione, fatta salva l’imponibilità della indennità sostitutiva del preavviso. Alla luce di tali disposizioni normative di chiara lettura si è di recente affermato [2] che rientrano tra le somme che vanno escluse dalle retribuzione imponibile, in quanto corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, non solo quelle conseguite con un apposito accordo per la erogazione dell’incentivazione anteriore alla risoluzione del rapporto, ma tutte le somme che risultino erogate in occasione della cessazione del rapporto di lavoro ai fini di incentivare l’esodo, potendo risultare ciò sia da una indicazione in tal senso nell’atto unilaterale di liquidazione delle spettanze finali, sia da elementi presuntivi.[1] Cass. Sez. Lav. n. 4212 del 3/3/2016.[2] Cass. Sez. Lav. n. 10046 del 15/5/2015.


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