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24/10/2018, 13:44



CASSA-INTEGRAZIONE:-L’INDENNITÀ


 Un lavoratore in Cassa Integrazione non riceve lo stipendio ma l’indennità di cassa. Essa è stata istituita per provvedere ai bisogni dei dipendenti rientranti nel campo di applicazione dell’intervento straordinario di integrazione salariale.



Un lavoratore in Cassa Integrazione non riceve lo stipendio ma l’indennità di cassa. Essa è stata istituita per provvedere ai bisogni dei dipendenti rientranti nel campo di applicazione dell’intervento straordinario di integrazione salariale.
Com’è noto, la cassa integrazione (sia essa ordinaria o straordinaria) comporta la sospensione totale o parziale dell’attività lavorativa, con esonero del datore di lavoro dall’obbligo di corrispondere la retribuzione. Ciò che si è appena detto rappresenta una eccezione alle regole comuni che, piuttosto, dispongono la permanenza dell’obbligo retributivo in capo al datore di lavoro che rifiuti senza giusta causa di ricevere la prestazione lavorativa. Invece, nei casi in cui risulta legittimo il ricorso alla cassa integrazione, il Legislatore ha ritenuto che lo Stato (attraverso l’INPS) ha l’obbligo di sostenere temporaneamente le imprese, esonerandole dal pagamento della retribuzione e dal versamento dei contributi nei confronti dei lavoratori sospesi in cassa integrazione.
Il meccanismo sopra brevemente descritto non avviene però a totale detrimento dei lavoratori, che se pur perdendo la retribuzione ottengono però dall’Inps un indennizzo (o indennità), denominato appunto indennità di integrazione salariale.
Più precisamente, nel caso di cassa integrazione ordinaria l’indennità è circa pari all’80% della retribuzione perduta per effetto della sospensione dal lavoro, anche se dopo i primi 6 mesi di sospensione l’indennità non può superare un tetto massimo fissato dalla legge. Nel caso invece di cassa integrazione straordinaria, l’integrazione è ancora pari all’80% della retribuzione perduta, e sempre nel limite di un tetto massimo previsto dalla legge.
Ecco il dettaglio:
Nel 2016, il trattamento per le integrazioni (indennità di cassa integrazione) salariali ammonta, parimenti a quanto previsto dalla precedente normativa, all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il limite dell’orario ordinario contrattuale.
Non potranno essere però superati i seguenti limiti:
- €.971,71 (da aumentare nella misura del 100% dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e impiegati) quando la retribuzione lorda mensile di riferimento (compresi ratei di tredicesima e quattordicesima) è pari o inferiore a €.2.102,24;
- €.1.167,91 (come sopra), quando la retribuzione lorda mensile di riferimento è superiore a €.2.102,24.
Gli importi massimi dell’indennità sono aumentati del 20% nelle imprese del settore edile, per intemperie stagionali.
Quanto invece ai contributi previdenziali e assistenziali, la legge prevede (sia nel caso di cassa integrazione ordinaria che in quello di cassa integrazione speciale) l’accreditamento di contributi figurativi. Ciò significa che, anche a fronte del mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, il lavoratore non risulta scoperto, ai fini contributivi, durante il periodo di cassa integrazione che, dunque, anche in assenza dei contributi reali, sarà utile in particolare per la maturazione della pensione.


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