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24/10/2018, 13:50



RACCOMANDATA:-SE-LA-RIFIUTO-COSA-SUCCEDE?


 Capita di sapere in anticipo che la raccomandata in consegna dal postino contiene cose sgradevoli. Ma il rifiuto di accettazione non mette al riparo da nulla e, anzi, può essere controproducente.



Capita di sapere in anticipo che la raccomandata in consegna dal postino contiene cose sgradevoli. Ma il rifiuto di accettazione non mette al riparo da nulla e, anzi, può essere controproducente.
Quando arriva il postino che chiede se può consegnare una raccomandata si sente spesso replicare che il destinatario non intende accettarla. Se è un diritto di ogni cittadino rifiutare la raccomandata recapitatagli o non andare a ritirarla alla posta, viceversa ciò non è mai la scelta giusta.
La non accettazione non annulla gli effetti della raccomandata regolarmente inviata. Infatti la raccomandata inviata presso la residenza anagrafica del destinatario e da questi non ritirata si considera ugualmente valida e conserva tutti gli effetti legali.
Se il destinatario si rifiuta di ricevere la raccomandata ovvero questi è assente, il plico viene comunque depositato presso l’ufficio postale per un mese. Tecnicamente questo è il periodo di giacenza. In questo lasso di tempo il destinatario può comunque decidere di andare a ritirarla.
Allo scadere del mese, se il destinatario non ha ritirato la raccomandata si verifica la cosiddetta "compiuta giacenza" e la lettera viene restituita al mittente. Tuttavia, gli effetti per il mittente nei confronti del destinatario sono gli stessi di quelli che si sarebbero prodotti se la lettera fosse stata regolarmente ricevuta dal destinatario medesimo.
Infatti, la raccomandata regolarmente spedita e non ritirata per qualsivoglia motivo, si considera comunque ricevuta dal destinatario. Con la conseguenza che qualsiasi diffida, contestazione, messa in mora, richiesta di pagamento o altro fosse contenuta nel plico, si presume sia conosciuta dal destinatario e, quindi, efficace.
Questo è il motivo per cui non è mai conveniente o furbo rifiutarsi di ritirare la raccomandata dal postino, solo perché si è certi che il mittente è un avvocato, il tribunale o qualsiasi altro soggetto dal quale non è il caso di ricevere comunicazioni.
In altre parole, in caso di rifiuto, assenza o mancato ritiro della raccomandata scatta la presunzione di conoscenza [1]: la missiva, cioè, si presume conosciuta.
L’unica ancora di salvezza rimane quella di dimostrare che il destinatario si sia trovato nell’impossibilità oggettiva di avere notizia della raccomandata, ma la cosa risulta molto difficile e complicata.
Concludendo, la scelta di rifiutare la lettera potrebbe essere molto svantaggiosa perché, pur considerata come ricevuta, il destinatario in questo modo non può conoscere il contenuto della raccomandata e non ha modo di contestarla o di prenderne le idonee contromisure.
Per gli atti giudiziari spediti via posta, il meccanismo è analogo (mentre la notifica di atti via Ufficiale Giudiziario è diversa, ndr.).
Solo il procedimento della giacenza è leggermente diverso se, invece di una normale raccomandata, il postino ha tentato di notificare un atto giudiziale, una multa o una cartella esattoriale.
In questa ipotesi, qualora non sia possibile eseguire la consegna per irreperibilità del destinatario o rifiuto di questi (o dei conviventi o degli altri soggetti legittimati al ritiro della posta), l’ufficiale giudiziario depositerà l’atto nella casa comunale anziché presso l’ufficio postale.
Inoltre il destinatario viene messo al corrente di tale deposito con l’invio di un’apposita raccomandata informativa (che sarebbe meglio accettare e leggere, ndr.)
Anche in questo caso, la notifica si intende perfezionata ed efficace per il destinatario, dopo il decorso di 10 giorni di giacenza, anziché dei 30 per le raccomandate.
[1] Art. 1335 cod. civ.


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