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24/10/2018, 13:52



CREDITI-DI-LAVORO,-PRESCRIZIONE.-DA-QUANDO-DECORRE?


 La prescrizione quinquennale dei crediti di lavoro decorre dal licenziamento (o dimissioni) o da quando il diritto alla retribuzione sorge? In termini di tempo la differenza può essere anche molto rilevante e il Tribunale di Milano ha deciso in senso



La prescrizione quinquennale dei crediti di lavoro decorre dal licenziamento (o dimissioni) o da quando il diritto alla retribuzione sorge? In termini di tempo la differenza può essere anche molto rilevante e il Tribunale di Milano ha deciso in senso favorevole ai lavoratori.
Il Tribunale di Milano [1] è recentemente intervenuto in tema di prescrizione dei crediti di lavoro dopo che un gruppo di lavoratori part time aveva intentato una causa alla società datrice di lavoro per ottenere dal giudice il riconoscimento delle differenze retributive maturate da luglio 2007, sul presupposto che il trattamento economico degli impiegati a tempo parziale risultava meno favorevole rispetto a quello degli impiegati full time.
La sentenza, depositata il 16 dicembre, offre lo spunto per soffermarsi sul tema del decorso del termine di prescrizione dei crediti di lavoro, in ordine alle modifiche apportate dalla legge [2] alle tutele di cui al ben noto articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
La richiesta dei lavoratori di vedersi riconosciute le differenze retributive maturate da luglio 2007 veniva contrastata dal datore di lavoro che aveva eccepito che essa non fosse più azionabile per effetto della prescrizione quinquennale.
Il Tribunale di Milano ha rigettava l’eccezione di parte datoriale, rilevando come, dal 18 luglio 2012 (giorno di entrata in vigore della Riforma Fornero), anche per le imprese sottoposte all’articolo 18 dello Statuto il termine di prescrizione quinquennale dei crediti retributivi decorra solo a partire dalla cessazione del rapporto di lavoro, e non invece in costanza di esso.
Per comprendere la portata di tale pronuncia occorre ricordare come, in passato, il termine di decorrenza della prescrizione quinquennale dei crediti di lavoro, anteriormente alla riforma Fornero, fosse differenziato in base al regime di tutela, reale (art. 18) od obbligatoria (no art. 18), applicabile al rapporto di lavoro. In particolare, per i lavoratori delle imprese di minori dimensioni e per i dirigenti, il termine di prescrizione dei crediti retributivi doveva ritenersi congelato sino alla cessazione del rapporto di lavoro, stante il rischio che tali lavoratori fossero indotti a non esercitare il loro diritto per timore di essere licenziati. Al contrario, per i lavoratori in regime di tutela reale (art. 18), il termine di prescrizione dei crediti retributivi decorreva anche in costanza di rapporto.
Con la riforma dell’articolo 18 da parte della Legge Fornero sono state articolate e graduate le sanzioni per il licenziamento illegittimo, cosicché la reintegrazione risulta oggi relegata alle sole ipotesi più gravi, mentre in tutti gli altri casi di illegittimità del licenziamento trovano applicazione sanzioni indennitarie di misura variabile. La conseguenza è che l’articolo 18 non appare più idoneo a garantire un sistema di tutela (quale quello offerto dalla stabilità reale del rapporto di lavoro) che, nel meccanismo elaborato dalla giurisprudenza precedente permetteva al lavoratore di esercitare i propri diritti senza timore del licenziamento.
La sentenza del Tribunale di Milano appare dunque coerente con i principi vigenti da sempre nel diritto italiano, riconoscendo, a fronte del venir meno di un forte regime di stabilità reale del rapporto di lavoro, un regime di decorrenza del termine di prescrizione dei crediti di lavoro di maggior tutela per i lavoratori.
In proposito, sembra abbastanza ovvio che quanto sopra troverà applicazione anche in riferimento ai lavoratori soggetti al regime di tutele crescenti introdotto dal Jobs Act.
[1], Sent. n. 3460 del 2015.
[2] L.n°92/2012.


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